ZeroZeroZero, la recensione dei primi due episodi | Venezia 76
Asciutta e durissima, ZeroZeroZero si smarca dal rischio di essere simile a Gomorra lavorando su trame non convenzionali
A colpire nei primi due episodi di ZeroZeroZero (arriverà su Sky nel 2020) è proprio questo, l’ennesima maniera diversa in cui Leonardo Fasoli (head writer già di Gomorra) con Mauricio Katz (sceneggiatore di Maniac) e Stefano Sollima (ovviamente anche regista) sono riusciti a trascinare delle seconde generazioni nel giro più grande. ZeroZeroZero è ambientato in tre paesi e almeno in due di questi c’è uno scontro generazionale.
Nella seconda invece cominciamo ad intuire i problemi, gli scontri e gli obiettivi dei personaggi: il vecchio boss vuole tornare rilevante e rispettato per questo fa un grande ordine di cocaina; in Messico chi lo sta preparando deve proteggerlo dalle forze dell'ordine fino a che non può essere spedito; in America la famiglia che fa da intermediaria con le sue navi container conta sull’arrivo dei molti soldi del boss calabrese per rientrare dell’ingente spesa e non andare a gambe all’aria.
Ad impressionare davvero è in particolare il nucleo americano della trama, quello che coinvolge la famiglia in cui Dane DeHaan è il figlio con problemi di salute, Gabriel Byrne è il padre che ha sempre gestito gli affari e Andrea Riseborough la figlia grande che erediterà la società. Senza sorprese è quello recitato meglio (che brava Andrea Riseborough! Un personaggio scritto benissimo di cui vorresti subito sapere tutto) ma anche quello con le dinamiche più particolari. Accadrà qualcosa già al secondo episodio poi che li renderà il doppio più interessanti e promettenti, con il miracolo di raccontarli come unitissimi eppure mai smielati.
Nel momento migliore dei primi due episodi c’è tutta la sua firma. Vediamo il protagonista del segmento messicano durante una scena d’azione ascoltare in cuffia le parole di un predicatore. Ci sono insieme i montaggi musicali di Romanzo Criminale e le sequenze d’azione di Gomorra, perché da sempre Sollima gioca a scollare audio e video nelle scene madri, cioè avere una colonna sonora (spesso musicale) che accompagna i montaggi d’azione. Qui lo fa con delle parole che marciano in senso contrario alle azioni e contemporaneamente fanno anche il lavoro di dirci molto del personaggio con un’armonia impeccabile con il montaggio. Cinema sofisticatissimo fatto in una serie tv.