È bastato il titolo, WandaVision, per attivare l’hype degli appassionati di lunga data della Marvel.

È facile capire perché.

Sin dalla loro prima comparsa in Avengers: Age of Ultron Wanda Maximoff e Visione sono stati gestiti dal team di sceneggiatori Marvel con una riverenza così grande da confinarli ai margini di quelle storie. Troppo da raccontare, troppo poco spazio, meglio gestirli con leggerezza e aspettare il momento giusto. Sembra questo il ragionamento fatto impostando la fase 3.

Se si esclude Occhio di Falco, i due sono gli Avengers che più sembrano avere affrontato gli ultimi anni con il freno a mano tirato. Nonostante qualche scena struggente nel dittico Infinity War ed Endgame, il loro ruolo nel disegno più grande è sempre stato subordinato a quello degli “Avengers fondatori”. Basta vedere lo screen time a loro dedicato, o anche solo il breve sfogo del massimo dei poteri di Wanda contro Thanos per capire quanto c’è ancora da esplorare sotto la superficie.

Eppure la loro evoluzione come personaggi è stata tutt’altro che trascurabile. Si può rendersene facilmente conto guardando la serie di cortometraggi Marvel: Legends, disponibile su Disney+. Wanda passa dall’essere “un esperimento”, un miracolo, pieno di rabbia e risentimento, a un’Avengers complessa. È lei che ha innescato i dubbi in Tony che hanno portato alla guerra civile. È lei che ha sulla coscienza un grave incidente avvenuto durante una missione. Ma, parallelamente a questo senso di inadeguatezza, Wanda sta imparando a vivere con emozioni diverse dalla rabbia cieca. Inizia un amore impossibile, con un uomo sintetizzato in laboratorio che a sua volta cerca di trovare la sua anima.

Ma soprattutto l’evoluzione di Wanda in questi anni incarna bene il dilemma degli sceneggiatori: che posto deve avere nell’MCU? Come si rapporta agli altri personaggi per definire se stessa?

WandaVision

È chiaro che, per chi conosce da vicino il mondo dei fumetti, la risposta a questa domanda non può che stimolare dei brividi lungo la schiena. Scarlet Witch è prima di tutto un’anima tormentata. È questa l’interpretazione comune data dagli sceneggiatori che ne hanno portato avanti le storie su carta. È tormentata dall’interno dei suoi dubbi, e dall’esterno popolato di nemici, demoni e illusioni autoimposte.

Il suo amore con Visione è struggente. La voglia di vita di entrambi non ha confini. La strega che può manipolare la realtà inizia a plasmarla a sua immagine e somiglianza. Si sposta con Visione, crea con lui due figli impossibili da generare naturalmente dal momento che il marito è un androide. Ma la volontà è più forte di tutto e la sua magia colma il desiderio di maternità.

Nella Marvel ogni azione ha una reazione immensamente sproporzionata e contraria. La vicenda è complessa (e ne abbiamo parlato in altri luoghi), ma basti sapere che i bambini non dureranno e Scarlet Witch precipiterà in una depressione e in una successiva follia che gradualmente la porterà a riscrivere la realtà e a decimare la popolazione mutante (tra le tante altre cose).

Quando venne annunciata la serie tv di WandaVision il pensiero andò chiaramente a quella frase entrata nella leggenda dei fumetti: “basta mutanti”. Le conseguenze della decimazione operata dalla strega furono molteplici: narrativamente si aprirono nuovi mondi (House of M, a cui la serie fa riferimento direttamente) e infinite nuove possibilità che rinfrescarono il complesso universo mutante. Il personaggio perse gli aspetti più eccentrici e riacquistò un sapore inquietante che non l’ha più abbandonata. Wanda regalò alla Marvel il momento perfetto per introdurre nuovi lettori e iniziare un nuovo ciclo con lei al centro. 

Non sono solo quindi le molte easter egg diffuse nei primi due episodi (intravvediamo citazioni a Bova, Grim Reaper e i riferimenti a Glamor e Illusion) a a fare la gioia dei lettori dei fumetti, ma la consapevolezza della direzione intrapresa. Sono i pixel che esplodono sulla bella sigla dei titoli di coda a lanciarci con la memoria allo splendido momento chiave di House of M.

WandaVision House of M

Il “senso di ragno” dei lettori di fumetti si è attivato e ha facilmente fatto due più due. La prima ambiziosissima serie tv dell’MCU, girata come una trasmissione televisiva, con un mondo da rilanciare dopo la fine della fase tre e nuove acquisizioni mutanti da gestire, è il perno perfetto su cui articolare la continuity.

Pur restando nell’ambito della pura speculazione, sia chiaro, WandaVision è il punto zero ideale per fare di tutto: introdurre gli X-Men, magari attraverso una decimazione al contrario. Sparare i personaggi nel multiverso. Sperimentare con le forme narrative. Cambiare atmosfera. Tuffarsi in quella follia (!) che ha caratterizzato gli anni più luminosi della Casa delle Idee.

Per quanto riguarda Visione le prospettive non sono meno entusiasmanti. Il personaggio ha sempre faticato sia nei fumetti che nella trasposizione cinematografica. Piace, ma non troppo. Si vorrebbe saperne di più, ma senza fretta. Una celebre e celebrata run di Tom King e Gabriel Hernandez Walta ha di recente trovato la chiave giusta per aprire ai lettori le porte verso un personaggio in realtà complessissimo.

Joss Whedon al cinema aveva dato una rapida occhiata alla natura meditativa e sublime dell’androide. Visione si è però dovuto sempre confrontare nei film con i problemi di scala. Quanto è forte? Quanto può essere “strapazzato” dalla sceneggiatura mantenendo l’interesse del pubblico? Poco, fino ad ora. Persino la sua morte, per essere straziante, ha dovuto essere ripetuta due volte, vista dagli occhi di Wanda, personaggio umano, e con enormi conseguenze su tutto. Diversamente, a pochi sarebbe importata la dipartita di un androide sintezoide apparentemente senza grandi problemi se non quelli esistenziali.

Tom King, nei fumetti, ha umanizzato il personaggio. Ha fatto esprimere a Visione tutto il suo desiderio di essere perfettamente imperfetto, come gli esseri umani. L’ha reso curioso, spesso invidioso della condizione “ingenua” dell’esistenza. Un dettaglio non da poco per WandaVision: il Visione di King e Walta ha una famiglia e desidera proteggerla più di ogni altra cosa al mondo. 

Sin dalle prime concept art è stato chiaro che il punto di riferimento sarebbe stata proprio a questa versione moderna. Che, per nulla casualmente, si incastra benissimo con gli archi narrativi di Wanda appena descritti.

C’è quindi tanto da vedere, e tanto da scoprire. Verremo (speriamo) smentiti nelle aspettative, sorpresi, spiazzati. Farà parte del gioco. Ma fino ad ora molti di noi hanno già iniziato a giocare e a divertirsi molto, magari risvegliando le pagine ingiallite dei vecchi fumetti. Sicuramente ritrovando un’emozione ben specifica: quella dell’apertura alle infinite possibilità che l’attesa dell’albo successivo comporta. Un’emozione “da edicola”. Ed è per questo che, se avete vicino a voi un lettore o una lettrice di fumetti in trepidante attesa della puntata successiva di WandaVision, vi consigliamo di farvi travolgere dal suo entusiasmo. E magari di farvi raccontare che cosa e chi sono Wanda e Visione.

La loro storia (ri)comincia ora.