È appena uscito il primo trailer di L’Uomo Invisibile e sembra di poter capire che il film, prodotto dai maghi dell’orrore a basso budget della Blumhouse, prende la classica storia da un punto di vista meno convenzionale, più moderno e molto nuovo.

Abbiamo avuto la possibilità di sentire al telefono Leigh Whannell, sceneggiatore e regista del film (come già in Upgrade) e sceneggiatore in precedenza di Saw e Insidious, per capire meglio cosa ci dovremmo aspettare, che idee abbia avuto e approfondire quel che si vede nel trailer. La prima domanda è quella obbligatoria per ogni progetto Blumhouse

A quanto ammonta il budget?

Non credo di essere autorizzato a rivelarlo [indiscrezioni online lo danno tra i 5 e i 10 milioni, sempre pochissimo ma più della media Blumhouse ndr], ad ogni modo non è grosso perché non era richiesto. Sappi che quando ho scritto il film anche io ho chiesto a Jason Blum quale fosse il budget e lui mi ha detto di scrivere quel che mi pareva, poi l’avremmo fatto. Così ho scritto il film che volevo ed è un film piccolo, non è un film pieno di azione o grandi scene e nemmeno un thriller domestico. L’abbiamo girato in Australia e ci ho messo tutto quello che volevo”.

Avevi un’immagine in testa da cui partire?

Strano che tu me lo chieda perché in effetti c’era. La Universal mi ha dato solo il titolo, che poi vuol dire il personaggio, senza una direzione precisa né un’idea di cosa volessero vedere. Mi avevano detto solo: “L’uomo invisibile! Che ne pensi?”. Io sono un fan dei mostri ma non era proprio il mio preferito tra quelli Universal, è sempre stato un personaggio di seconda fascia, senza una grande popolarità, almeno non come Dracula o L’Uomo Lupo. Invece la cosa che mi ha subito eccitato è stata questa immagine che mi è venuta di una donna che guarda una sedia vuota e dice: “C’è qualcuno nella stanza, qualcuno seduto lì e non lo posso vedere”. Prima ancora di avere una trama avevo quell’immagine, da lì ho costruito questa storia di una vittima. E sta anche nel trailer”.

Quello che capiamo è che la storia ha a che vedere con lo stalking no?

Sì penso che l’idea della violenza domestica, vivere una situazione di abusi, sia nel film. L’obiettivo primario è creare un film spaventoso, che desse qualcosa di nuovo al personaggio. Mentre scrivevo facevo ricerca su storie di abusi e come le persone che ci finiscono non riescano ad uscirne, mi sono accorto che è la metafora perfetta dell’invisibilità: sentirsi minacciati sempre anche quando non c’è nessuno nella stanza

Per farci un’idea ancora meglio di come sarà mi sai dire un paio di film che ne rispecchiano il mood?

Due che mi vengono in mente sono Rosemary’s Baby e Gone Girl. Ci pensavo molto mentre lo scrivevo. Il secondo è un grande film dotato di una tensione incredibile, è molto moderno nelle performance e si basa su un grande libro che ci parla del mondo per come è ora. Catturano davvero qualcosa del mondo che viviamo, soprattutto la follia dei media. Rosemary’s Baby invece è un classico della suggestione, per molto tempo non sai se lei sia matta o se abbia ragione. Quando l’ho visto la prima volta ero a disagio perché non capivo se stesse ingannando tutti o no”.

L’hai detto tu che L’Uomo Invisibile non è proprio uno dei mostri più esaltanti sulla carta. Come hai convinto Elisabeth Moss?

Con la sceneggiatura. Ma soprattutto è saltato fuori che voleva veramente recitare in un horror, sognava di farne uno e uno molto buono. Uno che fosse classico e unico. Quando le ho detto che non volevo fare un film dell’orrore che non fosse nuovo (perché ne ho fatti tanti a partire da Saw che ho co-creato fino a Insidious) l’ho convinta. Insomma non un altro film di case infestate”.

Hai usato molte volte le parole “unico” e “nuovo”. Mi puoi dire di preciso cosa del film lo sarà?

Lo sarà il fatto che L’Uomo Invisibile non ha bisogno di oscurità nel senso tradizionale, si fonda sul non vedere qualcosa che invece c’è, quindi l’idea è “È tutto solo nell’immaginazione della vittima?” mi piace. La fotografia di una stanza vuota in cui in realtà ci hai messo qualcuno con la tua testa. Un film in cui la tensione viene dalla suggestione o dall’immaginazione dello spettatore che riempie gli spazi vuoti”.

È vero che oggi l’horror è l’unico campo in cui le produzioni sono pronte a finanziare film originali?

Penso che sia vero che si sperimenta ma è comunque un campo di cui ci si vergogna. Spesso i registi dicono: “Sì, ma non è proprio horror….” cercano tutte altre parole che non siano horror, tipo “Supernatural demonic drama”, se ne escono con questi termini. Mi fa ridere che ne prendano le distanze ma io non me ne vergogno, penso sia un genere fantastico, io li amo e definirei sicuramente L’Uomo Invisibile un horror”.

L’Uomo Invisibile, la sinossi:

Cecilia scappa nel cuore della notte e scompare, vivendo nascosta con l’aiuto della sorella (Harriet Dyer), un loro amico d’infanzia (Aldis Hodge) e la sua figlia adolescente (Storm Reid). Ma quando il violento ex di Cecilia muore lasciandole una ingente fetta della sua vasta fortuna, lei comincia a sospettare che la sua morte sia solo una messa in scena. Mentre una serie di misteriose coincidenze diventano letali minacciando le vite delle persone che ama, la sanità mentale di Cecilia comincia a vacillare mentre cerca disperatamente di provare di essere minacciata da qualcuno che nessuno può vedere.

Come annunciato lo scorso luglio, le riprese del film con protagonista Oliver Jackson-Cohen, visto in Hill House, si sono svolte in Australia e sono terminate a metà settembre.

Inizialmente il film doveva far parte del Dark Universe, franchise morto in partenza dopo il fallimento di La Mummia.

Il film è diretto da Leigh Whannell, partner abituale di James Wan nella saga di Saw e Insidious. Whannell si occupa anche della produzione del film insieme a Jason Blum e alla sua Blumhouse Productions.

Nel cast anche Elisabeth Moss, Storm Reid, Aldis Hodge, Harriet Dyer.

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