David di Donatello 2019: abbiamo anche noi il nostro "caso Netflix"
Per l'unico anno in cui può gareggiare Netflix è in lizza per 9 David, segno che all'industria italiana non dispiace per niente
Se gli Oscar hanno Roma, i David hanno Sulla Mia Pelle (9 nomination, non il film che ne ha di più ma un buonissimo risultato), caso più unico che raro per noi perché dall’anno prossimo saranno eleggibili per i David solo i film che rispettano le regole, quelli cioè che rispondono alla definizione di “film” data dal ministero (che poi è la stessa condizione che va rispettata per accedera a fondi, sgravi ecc. ecc.). Questa di quest’anno sarà quindi l’unica partita che Netflix potrà giocarsi ai David e i votanti hanno dimostrato di essere disposti a premiarlo. La categoria in cui pare più forte è Miglior attore protagonista (anche se pure in Miglior regista esordiente qualche carta da giocare ce l’ha) e lì Borghi dovrà vedersela con la sudditanza a Cannes fatta persona: Marcello Fonte di Dogman.
Due esempi della varietà e della quantità di ottimi film che hanno congestionato le nomination di quest’anno.
Il 27 Marzo sapremo il responso delle votazioni dei circa 1.570 giurati nella consueta splendida cornice della trasmissione RAI, intanto alcune cose possono essere registrate.
La prima per l’appunto è che l’industria (il 70% della giuria è composta da vincitori e nominati, il resto da persone che lavorano nel cinema senza fare i film) non ha grandi problemi con Netflix. La seconda è che la legittimazione straniera ha totalmente riabilitato Luca Guadagnino, in passato schifato ora invece osannato. Chiamami Col Tuo Nome segna la prima volta che Guadagnino è nominato, nonostante sia il suo sesto film, ed è il terzo titolo per numero di nomination a pari merito con Loro (12), cioè l’elefante nella stanza della passata annata. Il film di Sorrentino in due parti doveva far parlare di sé, fare sfaceli, essere l’atto massimo di bilancio degli anni berlusconiani nonché la summa del cinema sui “capi” di Sorrentino e (benché non fosse male) è passato totalmente sotto silenzio.
Come sempre, non è una sorpresa, i David subiscono moltissimo la legittimazione dei festival stranieri. Così Dogman, meritoriamente, guida le nomination e sembra il candidato più accreditato ad una grande vittoria mentre Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher ha racimolato un buon numero di nomination, nove, alcune delle quali abbastanza difficili a spiegarsi (per Miglior costumista, Miglior scenografo, Miglior produttore e Miglior attrice non protagonista, senza contare quella insensata per Miglior sceneggiatura che tuttavia, essendo il premio che ha vinto a Cannes, sembrava un passaggio obbligatorio).
Il film che segue Dogman quanto a nomination è Capri-Revolution di Mario Martone (13) e non sembra avere le stesse possibilità di vittoria, è il classico caso di “bravi gli attori, splendida la fotografia, belli i costumi”. Cinema d’epoca che raccoglie tutte le nomination tecniche possibili e tra quelle pesanti vanta solo le attrici e il regista.

Esce un po’ sconfitto Edoardo De Angelis che con Indivisibili aveva invece fatto incetta solo pochi anni fa in un’annata più semplice e meno densa. Il vizio della speranza, di certo più solido del film precedente seppur ambientato negli stessi luoghi, rimane a bocca quasi asciutta (ma Pina Turco ha ottime chance in una categoria, Miglior attrice protagonista, quest’anno abbastanza facile).
Incommentabile, assurda, inspiegabile e disarmante la nomination a La Profezia Dell’Armadillo per la Miglior sceneggiatura non originale. Un film che è stato un insuccesso al botteghino e con la critica viene nominato per il rapporto tra sceneggiatura e materiale di partenza, esattamente il motivo del suo insuccesso e quello per il quale l’autore originale (Zerocalcare) si è non ufficialmente dissociato dal progetto. L’unica spiegazione possibile è che il voto nella categoria sia stato molto molto frammentato e non siano stati necessarie troppe preferenze per arrivare in cinquina. Del resto per lo stesso premio è nominato anche Il Testimone Invisibile, uno dei film più scombinati, implausibili e pieni di problemi di sceneggiatura dell’annata e Ella & John, l’ottimo film di Virzì che per il resto non compare da nessun’altra parte.