Assassin’s Creed, come immaginiamo la serie TV | Speciale
Assassin’s Creed avrà una sua serie TV, medium ideale per sviluppare al meglio una trama intricata come quella del brand di Ubisoft
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Nata in ambito videoludico, nell’ormai lontano 2007, la saga non ci ha messo molto tempo prima di proporsi anche in altri settori, nel tentativo di imbrigliare e contenere un universo immaginifico vivace, strabordante, ricco di rimandi. Del resto, quando si cominciano a tirare in causa lontanissimi progenitori dalle capacità sovrannaturali, ricordi di antenati incastonati nei filamenti del DNA e lotte millenarie tra due ordini i cui intenti e obiettivi sono diametralmente opposti, è naturale perdere, o meglio seminare, per strada innumerevoli dettagli che potrebbero e possono dare forma e vita a tante altre storie.
Sul piano prettamente qualitativo, la proposta editoriale di Ubisoft è generalmente buona, pur con qualche evidente passo falso, sorte comune toccata anche alla collana di romanzi ispirati alla serie, divisi tra quelli che ricalcano le vicende già vissute nei videogiochi, interessanti solo laddove elargiscono piccoli dettagli inediti, ed altri che invece narrano di Assassini e Templari fino a poco prima ignoti al pubblico.
In questo senso, il film del 2017 è la perfetta cartina tornasole di quanto appena affermato. Disprezzato da moltissimi, ma non dal sottoscritto, la pellicola diretta da Justin Kurzel e con protagonista Michael Fassbender non riuscì a regalare nulla di realmente nuovo agli appassionati, delusi da un plot che sembrava più indirizzato ai neofiti, che non allo zoccolo duro della community.
L’accordo tra Netflix e il publisher francese, potrebbe segnare un cambio di strategia, un nuovo approccio allo sfruttamento del brand, ben accordato, tra l’altro, con il cambio di direzione intrapreso dai capitoli videoludici a partire da Assassin’s Creed: Origins.
In questo senso, un prodotto che si snoda su più appuntamenti e stagioni, avrebbe tutto il tempo e il modo di introdurre gli spettatori alla vicenda e di svolgerla e spiegarla con il giusto ritmo. Con una serie TV il problema di scegliere tra esperti e non, insomma, non si dovrebbe presentare. Al contrario, con ogni probabilità, si punterà ad un prodotto trasversale, che dopo le dovute premesse e spiegazioni, non avrebbe alcun problema a direzionarsi verso sentieri ancora non battuti.
O no?
Il dubbio, insomma, è lecito: non è che si tratterà di uno scialbo riadattamento di quanto visto e giocato nei relativi titoli? Il rischio c’è, ma a dire il vero è piuttosto basso, proprio perché stiamo pur sempre parlando di un brand che ha fatto della multimedialità un suo cavallo di battaglia. Le trasposizioni uno a uno raramente funzionano e questo il publisher francese lo sa bene, tanto più che ha già cavalcato questa strategia con i già citati romanzi. Più probabilmente, la serie TV avrà come protagonista proprio Ezio, magari un giovane Ezio, con l’intento di mostrarlo alle prese con altre avventure fin ora sconosciute o appena accennate.
Quasi di sicuro, altra clausola dell’accordo con Netflix, non mancherà una serie animata, già in procinto di entrare in produzione, che potrà fungere da supporto a quella in live action, quando non concorrere a creare un universo cinematografico in continua espansione, magari usando proprio il bistrattato film come perno, e che possa incastonarsi alla perfezione con quello videoludico.
Noi, ovviamente, facciamo il tifo per qualcosa di completamente nuovo, che pur si apra, di tanto in tanto, al fan service fine a sé stesso. L’indizio contenuto nel teaser trailer parla chiaro in questo senso, e sembra certo il coinvolgimento di Ezio Auditore, ma ciò non significa forzatamente che la trama non possa deviare in territori tutt’ora ignoti.