Cosa sarebbe accaduto se Lanterna Verde fosse stato un successo?
Come sarebbe il mondo del cinema se Lanterna Verde fosse statu un successo amato dal pubblico? Come sarebbero i cinecomic di oggi?
Quando oltre all’insuccesso commerciale si aggiungono critiche ferocissime e un sostanziale disinteresse del pubblico, allora si può chiamare tutto questo un “super flop”. E quando, anni dopo, l’attore protagonista crea una scena apposta per sfottere il momento in cui ha ricevuto la sceneggiatura di quella pellicola sbagliata… beh, questo si può definire un goffo tentativo di ripulire la propria carriera a lungo plasmata dall'insuccesso. Questo è Lanterna Verde, e questo è Ryan Reynolds: un attore in cerca di personaggio per anni, capace di farsi amare proprio per aver preso parte ad alcuni dei cinecomic più brutti di sempre. Un rilancio sul fotofinish che ha dato i suoi frutti, ma che non ha fatto dimenticare alcuni dei vertici più bassi.
“La peggiore discussione che ho mai avuto è stata con gli executive Warner per Green Lantern.” Ha detto recentemente Martin Campbell unendosi al coro di lamentele verso lo studio già composto da Zack Snyder e David Ayer. Per vedere il suo cut del film però i fan non hanno dovuto sforzarsi più di tanto, dal momento che nello stesso anno di uscita venne rilasciata in Blu-Ray una versione estesa di Lanterna Verde. Anche quella non era un gran ché, a dirla tutta.
A dieci anni di distanza, il film continua a suscitare molte ironie (come dicevamo, Reynolds stesso getta benzina sul fuoco) e qualche mea culpa. Questa volta da parte del regista stesso, come dichiarato recentemente a ScreenRant:
Il film non ha funzionato. È questo il punto, e ne sono in parte responsabile. Non avrei mai dovuto farlo. Io amo Bond e ben prima di girare il film mi sono visto tutti i suoi film. I film di supereroi invece non sono cosa per me, e per questo motivo non avrei dovuto dirigerlo. Ma i registi devono sempre prendersi la responsabilità dei fallimenti. Come si dice? Il successo ha molti padri, il fallimento ne ha uno. E quello sono io.
La grande distruzione finale è una grande apocalisse generica e banalissima. I comprimari dimenticabili (nonostante la presenza di un giovane Taika Waititi). Le battutine simpatiche sono, appunto, simpatiche. Niente di più. Non riescono mai a costruire uno stile ad Hal Jordan, come invece facevano bene con Tony Stark.
È questo il punto: Lanterna Verde è un film creato in fretta e furia per seguire e replicare il modello Marvel che, pochi anni prima nel 2008, era esploso con Iron Man. Un film per famiglie, dall’alto tasso spettacolare, ma anche luminoso, leggero e godibilissimo in ogni momento. Hollywood dovrà battere la testa contro quel muro molte volte prima di capire che è un proposito per nulla semplice da raggiungere. Nel 2011 -ingenuamente- non sembrava il frutto di una grande competenza su tutti i reparti e di equilibrio quasi scientifico.
La prima ipotesi che ci sentiamo di fare è che, probabilmente, sarebbe cambiato tutto del mondo DC. Niente Joker né Zack Snyder’s Justice League. Avremmo probabilmente già avuto un film su Flash dal tono simile a quello su Lanterna Verde, magari con una comparsa proprio di Hal Jordan. La direzione sarebbe stata quella di un “MCU 2.0” composto da film singoli per poi unirsi in una Justice League molto più simile a quella pensata da George Miller (e che vi abbiamo abbondantemente raccontato qui).
Poco sarebbe cambiato alla rivale Marvel che, forse, avrebbe sfruttato maggiormente i toni potenzialmente cupi degli ultimi due Avengers per distanziarsi dalla rivale. Al contrario di quanto accaduto nella realtà. È inoltre probabile anche che sarebbe iniziato qualche anno prima tutto il viaggio nella Marvel cosmica, dato che un successo del film di Martin Campbell avrebbe rotto molti dubbi sui supereroi in giro per lo spazio.
Il flop di Lanterna Verde ha infatti creato varietà. Ha dimostrato che non basta adattare delle strutture di successo, ma occorre avere un’idea ben precisa sul tono e sulle diramazioni degli eventi in un mondo più vasto della singola pellicola. Ha messo la DC in difficoltà e di fronte a una scelta: scegliere il percorso più realistico e ambizioso iniziato da Nolan con la trilogia del Cavaliere Oscuro, o quello del divertimento ad alto tasso di effetti speciali? C’è da dire che, anche dopo avere scelto la prima direzione, è sempre rimasto nello studio un retro pensiero. Un pentimento, quasi, che ha spesso portato ad atti finali tutt’altro che “maturi”. Nel finale di Man of Steel, ma anche Batman v Superman e Wonder Woman sembra di vedere una certa nostalgia di quel terzo atto di Lanterna Verde, così esagerato e “CGI driven”.
La storia avrebbe assunto meno importanza. Gli studios si sarebbero convinti che il successo deriva dal maggior tasso di spettacolarità. Chi può dirlo, forse sarebbe iniziata una “guerra” di seguiti e di rilanci esplosivi alla Transformers che avrebbe tarpato le ali ad uno sviluppo intelligente di questi mondi.
Per quanto riguarda i costumi fatti a computer probabilmente non sarebbe cambiato molto. Sappiamo che spesso viene migliorato digitalmente l’aspetto delle “uniformi” con dei ritocchi digitali. Una tecnica abusata nel film, ma poi adottata con più parsimonia in molte opere recenti.
Sarebbero invece esistiti film come Fantastic 4 di Josh Trank e The Amazing Spider-Man 2. Anzi, forse sarebbero arrivati anche prima, cercando di seguire il trend inaugurato dalla coppia Reynolds\Campbell. Probabilmente gli autori con una personalità forte, uno stile distintivo, ci avrebbero messo qualche anno in più per capire le potenzialità del genere e dedicarsi senza freni.
L’esplosione dei supereroi è merito di Iron Man, degli Avengers, di Batman… ma anche di Lanterna Verde, la cui caduta ha sortito più effetti di quello che avrebbe fatto il suo successo.