Le idee dietro a Raya e l'ultimo drago, spiegate dagli autori
Un viaggio nel sudest asiatico, una protagonista che è una principessa Disney e il noi più forte dell'io sono le basi di Raya e l'ultimo drago
Eppure Raya non ha niente di tradizionale, proprio non sembra un cartone classico Disney, per quanto qualcuno ci tiene a ricordare che “Comunque Raya è pur sempre una principessa in un film Disney, eh!”
“Alla fine è un film sul senso di fiducia” dice Don Hall, altro regista “Raya ha il peso del mondo sulle sue spalle e deve imparare a fidarsi. Capiamo perché non si fida degli altri ma anche perché deve imparare a farlo”. Il messaggio non potrebbe essere più evidente e in vista. Un mondo separato, popoli che litigano, l’esigenza di comporre una pace di fronte ad una minaccia più grande. Sembra un film scritto dopo la pandemia invece la lavorazione è partita 5 anni fa.
La produttrice Osnat Shurer ha un concetto che davvero tiene a usare come bandiera del film e che ripete due volte: “Siamo stati ispirati da un viaggio fatto nel sudest asiatico, un posto in cui il noi è più importante dell’io”.
“L’amicizia tra personaggi femminili non è frequente a Hollywood”, lo dice la stessa produttrice Osnat Shurer, “ma questa è stata una scelta naturale, non un’imposizione”. Come lo è stato, a detta di tutti, il fatto di ambientare il film in un sudest asiatico immaginario. “Nessuno voleva ottemperare ad una lista di cose decise prima di scrivere la storia” dice l’altro sceneggiatore Qui Nguyem, confermando la linea ufficiale Disney: il film è ambientato in Asia e ha protagoniste femminili perché era naturale vista la storia e assolutamente non perché sia conveniente.
Nei prossimi giorni vi proporremo le nostre interviste con i realizzatori.