The Last of Us Parte II si spiega soprattutto interpretando il personaggio di Abby | Speciale
Da antagonista, a personaggio preferito di molti, Abby è un personaggio fondamentale per comprendere appieno il senso di The Last of Us Parte II
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Ben più di Ellie, su cui comunque abbiamo già avuto modo di spendere qualche parola in più di un’occasione, l’atletica ragazza è la vera protagonista di questo sequel, una piacevolissima sorpresa che sviluppatore e publisher hanno saputo proteggere da qualsiasi leak ed anticipazione sino al debutto del gioco sul mercato.
Il padre surrogato di Ellie, del resto, non è solo colpevole di aver ucciso il padre di Abby. La motivazione forte, che spinge anche altri compagni a seguirla nella sua caccia all’uomo, è che l’efferato omicidio ha privato l’umanità dell’ultimo (?) scienziato in grado di creare un vaccino, peccato a suo modo universale e certamente degno di una punizione esemplare.
L’evoluzione interiore di Abby, in questo senso, è opposta rispetto a quella di Ellie, sia in termini di tempi di maturazione, che di risultato finale.
Laddove la co-protagonista del prequel viene investita da un desiderio quasi autodistruttivo di vendetta, che perde progressivamente senso e significato a mano a mano che accumula i cadaveri, per Abby le cose sono più complesse, tremendamente più interessanti se vogliamo.
L’allegoria di Abby è proprio legata a doppio filo all’incontro con Lev e Yara, alla considerazione, esistenziale ed insieme etica, che siano più le cose che legano un essere umano all’altro, di quante non siano quelle che li dividono.
Lev vuole difendere Yara, del resto, che a sua volta ha fatto di tutto per salvare il fratello da morte certa. È proprio l’affetto che nasce per il ragazzo a salvare Abby dalla spirale di odio e annichilimento che invece finisce per inghiottire e distruggere lo spirito di Ellie.
Laddove l’una non ha altro che il suo odio a tenerla in piedi, l’altra tenta addirittura di crearsi un futuro, rievocando valori del passato, mettendosi alla ricerca delle Luci, fonte d’ispirazione, di speranza, di tutto ciò che di buono poteva ancora esserci nel mondo post-apocalittico in cui vive Abby. Dove il viaggio di una è unicamente geografico, sempre proiettato verso l’ennesima destinazione, quello dell’altra è anche spirituale, verso un accrescimento personale ed interiore, che libera Abby dal desiderio, dal bisogno di uccidere, se non per autodifesa.
Due personaggi insomma opposti, che finiscono quasi per scambiarsi i ruoli, quello di eroina e villan per intenderci, non fosse che nel mondo di The Last of Us Parte II non ci sono né buoni, né cattivi. Al massimo si può sperare di trovare un senso, uno scopo al di là dell’odio e della violenza.