Laura Samani parla di Piccolo corpo: "Sono un archetipi narrativi eterni" | Cannes 74
I riferimenti ad Andrea Arnold e Laszlo Nemes ma anche le favole dei Grimm per arrivare alla strana fusione di miti di Piccolo corpo
LEGGI: la recensione
Domande insistenti.
“Non ne avevo. Che è un mio problema, me lo dicono tutti, non ho le reference. Perché non guardo film quando ho un’idea. Adesso che il film è fatto e finito c’è chi mi dice L’albero degli zoccoli, che ovviamente adoro. Posso dire che per il linguaggio della macchina mi sono ispirata molto ad Andrea Arnold e Laszlo Nemes”.
Capisco perché ti dicano L’albero degli zoccoli ma onestamente è molto più The Witch o una versione nerissima di Willow...

Il film è tutto una ricerca di un miracolo, proprio il viaggio di Agata parte perché spera di poter far avvenire un miracolo. La tensione riguardo l’esistenza o meno di questo possibile miracolo guida il film. Avevate chiaro da subito se alla fine sarebbe avvenuto o no?
A prescindere da quel che accade c’è un senso di sovrannaturale che pervade il film e non sta negli eventi ma nei paesaggi. Sono ricerche lunghe o in loco sanno già come indicarti?
“È tutto Friuli Venezia Giulia, più una capatina in Veneto e due giorni a Roma per la piscina. Ci sono voluti quasi due anni per trovarli e mentre li cercavo provavo anche a trovare comparse e contemporaneamente scrivevo la storia. Ovviamente mi hanno aiutato molto gli scout della film commission ma sono stati decisive anche alcune comparse che mi hanno indicato (e accompagnato!) in posti pazzeschi”.
“È uno dei pochi elementi storici del film. Non è dichiarato ma tutto è ambientato nel 1901 (solo perché amo una canzone dei Phoenix che si intitola 1901) e nel fare un po’ di ricerca ho visto che in quel periodo era in corso l’elettrificazione delle strade, quindi abbiamo pensato fosse bellissimo mettere la lampadina”.

“Il racconto nel buio è un monologo scritto la notte prima di girarlo, di getto. Eravamo appena usciti da un micro lockdown interno al set che io e Celeste [l’attrice protagonista ndr] l’avevamo passato in stanze adiacenti con il terrazzino comunicante. Così tutta la notte ne abbiamo parlato e poi l’ho scritto e consegnato. Era frutto della necessità di entrare un po’ in Agata. Noi sappiamo quale sia la sua missione ma è un personaggio freddo che trattiene dolore e rabbia trasformandolo in determinazione. Volevo che ad un certo punto si sentisse che in lei c’è poesia. E poi era bello vedere, tramite un altro personaggio, che madre sarebbe potuta essere”.
Che personaggio è Lince? Pare venire dal nulla, si presenta come un Hobbit, la sua natura è enigmatica e capiamo che ha lasciato tutto quello che era il suo mondo di provenienza.