Cannes 70: Le Redoutable, la recensione
Iconoclasta al massimo, Le Redoutable non può definirsi proprio compiuto ma è un attacco vivace e molto divertente al feticcio culturale Jean Luc Godard
Questo film che si maschera da commedia ma in realtà è proprio comico, fondato sulla ripetizione di gag e su meccanismi quasi slapstick, divertentissimo e senza paura, afferma che l’unico modo per capire le scelte radiali, i motti e le molte parti poco comprensibili del pensiero e delle azioni di Jean Luc Godard è la comicità, in particolare il ridicolo. La tesi è affascinante e probabilmente migliore del film in sé, che non sempre è all’altezza della propria missione, specie quando con la sua stessa forma prende in giro il modo in cui Godard metteva in scena, fingendo che Godard vivesse come dentro un film di Godard.
Al centro c’è un fantastico Louis Garrel nel ruolo principale, tutte le gag girano intorno a lui e alla sua capacità di essere ridicolo nei tentativi di essere serio, di esprimere grandi aspirazioni, terribile antipatia e sottile disprezzo, e facendo questo portare magnificamente diverse gag corporali o che necessitano di un preciso tempo comico.
Mai in discussione nella sua capacità di essere un vero e autentico rivoluzionario del cinema fino al 1967, Le Redoutable mette in scena il momento esatto in cui (secondo Hazanavicius) Godard ha perso tutto, ha smesso di andare di moda, si è scollato da una parte del pubblico che lo seguiva ed ha preso una deriva che questo film, non riuscito fino alla fine, ha però il coraggio encomiabile di definire totalmente fallimentare.