Cow, la recensione | Cannes 74
Centrato tutto su una vacca, fin dalla sua nascita, Cow è un grande esperimento in come una cineasta può creare un personaggio anche senza recitazione
Andrea Arnold la si segue qualunque cosa faccia. Anche quando gira un film intero su una vacca e basta. Anche quando gira un film così fazioso e militante da andare in deroga alle più comuni leggi dell’etica filmica che invece ha sempre rispettato.
In Cow ci fa innamorare di una vacca seguendola fin dalla nascita. Non siamo noi ad amarla ma è lei che con tutti gli espedienti filmici che conosce crea da zero un sentimento verso questo animale, ci porta ad avere quel sentimento tramite l’immedesimazione e l’antropomorfizzazione, le leggi base del racconto e quindi del cinema. E lo fa ben sapendo quale sia il destino inevitabile della bestia e quindi che quel sentimento che lei ha creato sta lì solo per essere frustrato nel finale. Più che cinema è manipolazione. Ma fatta alla grande.
Unisce sia la prospettiva classica disneiana, cioè il modo in cui l’alternarsi di primi piani e stacchi su oggetti “guardati” o sull’ambiente intorno crei l’illusione del pensiero (quando ad esempio inquadra un recinto aperto e poi la vacca che guarda altrove, poi ancora il recinto aperto e di nuovo la vacca da un punto in cui pare volergli voltare le spalle, capiamo che non vuole uscire, ma non è reale, è una costruzione della regista tramite il montaggio). Il punto è sempre stimolare in noi l’idea che l’animale abbia pensieri e soprattutto sensazioni e sentimenti uguali ai nostri. Le vacche sono gelose, sono protettiva e sono intelligenti, le vacche sono prigioniere e sono esaltate dalle corse sui prati come i bambini, le vacche guardano il tramonto sognanti.
Tramite l’uso dei primi piani e di una musica eccezionale riesce a far apparire quella bestia come una delle sue protagoniste (cosa di non grande conforto per le attrici con cui ha lavorato in passato), cioè bella e forte, cool perché dotata di un mondo interiore e di una maniera propria di muoversi negli ambienti e così facendo possederli. Questa vacca è in controllo della situazione, ama, è piena di idee e desideri e non teme niente. O almeno questo è quello che dice Andrea Arnold.