The Falling Star, la recensione | Locarno 76
Il film che apre il festival di Locarno, The Falling Star, sembra ambientato nel mondo di Aki Kaurismaki ma ha un rapporto coi corpi opposto
La recensione del film di apertura del festival di Locarno, The Falling Star
Fatti i dovuti distinguo e dato a Cesare quel che è di Cesare, l’impressione è che The Falling Star parta dalla medesima dislocazione di Kaurismaki per andare altrove. Siamo sempre in un presente che sembra passato, cioè in un angolo di mondo dei nostri giorni in cui tutto sembra fermo ad un’altra epoca (persone incluse). Sono i marginali della società, non solo proletari ma proprio gli esclusi dalla modernità che per questo sembrano esistere in posti che non conosciamo e con tempi e storie che non conosciamo. Non tengono il passo del presente, sono rifiutati dal presente, sono scemi, sono pericolosi (il protagonista è un bombarolo degli anni ‘80 che da quel momento vive nascosto, ma ora qualcuno lo ha trovato e lo vuole morto) e vivono passioni che sembrano la loro unica possibilità di affermare di essere vivi.
È la maniera in cui Abel e Gordon cercano in ogni scena di reinventare la messa in scena perché possa ospitare un nuovo ibrido tra la performance teatrale e il cinema, il modo in cui per farlo attingono alle esperienze del muto ma in ultima analisi sembrano sempre prediligere il teatro filmato, che spinge altrove, verso l’astrazione. Eppure non sembra mai parlare la lingua del cinema. Lo si capisce (paradossalmente) nel più riuscito di questi momenti, quando il bombarolo si muove in casa sonnambulo sognando un suo vecchio attentato, si sposta nelle stanze e capiamo da come mima i movimenti che sta preparando una bomba, la sta piazzando e poi scappa a nascondersi. Tutto avviene durante un temporale e lo scoppio della bomba nel sogno coincide con un tuono potente che apre le finestre e lascia entrare pioggia. È tutto perfetto e la performance contamina un film pieno di umorismo con una tragicità (recitata in modo impeccabile con tutto il corpo) che è impossibile da evitare. Ma è anche la dimostrazione di una fusione che nel resto del film non si trova, quella sarebbe l’intenzione del film ma quello non è ciò che il film riesce a fare.