Killers Of The Flower Moon, la recensione
Ci vuole metà di Killers Of The Flower Moon perché sia un film di Scorsese e quando accade capiamo tutto, la tecnica al servizio della storia
La recensione di Killers Of The Flower Moon, il film di Martin Scorsese presentato al festival di Cannes
Accade quando nella nazione degli indiani Osage si scopre il petrolio. Di colpo in quella zona si materializza la più grande ricchezza pro capite del mondo e una comunità di indiani è più ricca dei bianchi. Questi prontamente arrivano e noi con loro, seguendo Leonardo DiCaprio, giunto lì chiamato dallo zio (Robert De Niro), uomo abbiente che aiuta da molto tempo questi indiani ricchi con i loro affari e la loro nuova ricchezza. Sa la loro lingua, conosce le famiglie, entra nelle loro case, finanzia le loro cause, costruisce le strade per il loro villaggio, gli risolve i problemi. Ora il suo nipote lavorerà con lui al loro servizio.
Killers Of The Flower Moon è un’epopea che dura almeno un decennio, lungo la quale molto cambia. È ovviamente un racconto di vessazione degli indiani da parte dell’uomo bianco che in questa storia coincide perfettamente con lo sfruttamento degli uomini sulle donne. Accanto a DiCaprio e De Niro c’è infatti Lily Gladstone con un personaggio eccezionale, al tempo stesso grande e remissivo, una donna non bella di per sé ma bella per il fascino che emana. Il film non ha mai bisogno di dirci o farci vedere che è più intelligente degli altri, Scorsese sa farlo con il casting e facendo recitare Lily Gladstone in un certo modo. Lo stesso modo in cui (al contrario) ci fa capire che il personaggio di Leonardo DiCaprio è invece un po’ scemo e ancora lo stesso in cui invece la sua bellezza col tempo capiamo essere importante per l’intreccio.
È un trionfo di tutti i comparti che parte dalla scrittura ma si misura sulla messa in scena e sulla recitazione. Leonardo DiCaprio fa un lavoro onesto con un ruolo che non interpreta mai, mentre Robert De Niro da subito (dalla prima scena!) è eccezionale come nei momenti migliori della sua carriera.
Alla fine non ci saranno dubbi sul fatto che Killers Of The Flower Moon sia un film che Martin Scorsese ha già fatto. Più volte e anche meglio di così. Ma lo stesso è anche una gran storia (tratta dall’omonimo romanzo di David Grann), messa in scena senza il suo tipico passo elettrico. Il buono di questo film è proprio il tatto con cui incede. Non c’è il montaggio brutale ma anzi una quiete apprezzabile che serve alla grande storia, una che non viene dalla lentezza (il film ha un passo controllato ma non è mai lento) quanto da una mano ferma e salda che gestisce i tempi bene. Il segreto di Pulcinella dei grandi racconti.