La chimera, la recensione
Eccezionale con le immagini, discutibile con la sceneggiatura, irrisolto in definitiva, La chimera mostra i limiti di una regista eccezionale
La recensione di La chimera, il nuovo film di Alice Rohrwacher presentato in concorso al festival di Cannes
Il fatto è che Alice Rohrwacher possiede uno sguardo unico. E lo sguardo al cinema non è la cosa più importante, è l’unica che conti. Il suo dà il meglio con le ragazze e le donne, su di loro crea espressioni e quindi stati d’animo e sentimenti che gli altri registi e registe non sanno nemmeno toccare. È un potere che però scompare di fronte agli uomini e alle città, il rovescio della medaglia dei suoi film. Non fa eccezione il protagonista di La chimera, archeologo ladro di tombe con poteri sensitivi, un personaggio che non capiamo mai, dotato di un conflitto (questo è certo) che non trova mai una vera attuazione ma solo scatti d’ira, mutismi sofferenti e cambi repentini di opinione che manifestano disagio (in lui ovviamente ma anche negli spettatori).
Lui e i suoi sodali tombaroli scavano, trovano e trafugano antichità per conto di un padrone cittadino ma con crescente disagio e biasimo delle persone che incontrano e a cui vogliono bene. Si arriverà ad una specie di delirio di onnipotenza tombarola che mostra tutti i limiti dell’irrisolutezza del cinema di Alice Rohrwacher. Più il suo stile si è raffinato più tutto il resto è stato accantonato, fino ad essere accennato. Anche La chimera non affonda mai in quello che inizia a dire e preferisce passare subito ad altro come rapito da una curiosità vorace. Così accade che personaggi grandi e piccoli siano trascinati via dagli eventi, intere questioni della trama trascurati (il loro passato, il ruolo di Isabella Rossellini), spinte cruciali non interessino a nessuno (l’attrazione del protagonista per le tombe e il suo potere che rimane un dettaglio fascinoso), intere visioni di mondo rimangano spunti (quella di questa comunità di ladri popolani di campagna agiti da un padrone di città lontano) fino anche le più sorprendenti parti spiritualiste abbandonate (il personaggio della donna portoghese e il suo culto dei morti).