L'arte della gioia, la recensione di tutti gli episodi | Cannes 77
Finalmente L'arte della gioia propone un racconto seriale femminile dotato della medesima complessità postmoderna di quelli maschili
La recensione di L'arte della gioia, la serie diretta da Valeria Golino che è stata presentata a Cannes, andrà al cinema in due battute e poi sarà su Sky
Modesta, la protagonista, non è un’eroina nel senso classico o moderno, ma postmoderno, quindi un’antieroina della serialità televisiva, quel tipo di personaggio che solitamente è maschile. Le sue azioni non sono morali, la sua visione del mondo non è limpida e nemmeno i suoi obiettivi sono edificanti, nondimeno è la nostra protagonista e noi seguiamo la sua strada, lastricata di morti, sentimenti calpestati e persone deluse, fino al riscatto di una condizione sociale iniziale ingrata. La commistione tra molti dei temi e delle questioni cruciali dei romanzi rosa e l’atteggiamento sfrontato postmoderno e combattivo di Modesta, sono il punto di L’arte della gioia, quello che la rende la prima serie di prestige television italiana a tentare un racconto femminile (cioè in cui una donna è al centro e non di lato) di pari audacia rispetto a quelli maschili.
Il modernismo di questa serie da 6 episodi che prima di andare su Sky (molto prima) sarà al cinema con una prima parte il 30 maggio e una seconda il 13 giugno, non cancella i capisaldi del genere ma si innesta su quelli. Questa cioè rimane una storia di istinti repressi (come sono sempre quelle d’amore ambientate nel passato), di sfoghi notturni, stanze chiuse, amori ripudiati di giorno e abbracciati di notte, tutto guardato seguendo una ragazza sessualmente attiva e potente, che al tempo stesso è spregiudicata, intelligente e cinica. Cosa succederebbe se la storia di Elisa di Rivombrosa la vivesse una donna moderna, bella e intelligente, che non ci sta a una vita di povertà?
Ed è il sesso a far cadere queste maschere. Tutta l’idea di fondo di L’arte della gioia è che l’attrattiva di Modesta, quindi quella di una donna bella e intelligente, una che la sua potenza sessuale la sa usare senza dover subire lo sguardo maschile, riveli la verità intorno a lei. Nonostante infatti lei non faccia che mentire e tramare, nonostante sia un artista del doppio gioco e della manipolazione delle persone, il sesso che sa usare le apre le porte degli intrighi a sua volta, le mostra le persone per quello che sono e in certi casi le svela anche la verità su se stessa, sul passato di alcuni personaggi e sul mondo che la circonda. Il sesso diventa così uno strumento di conoscenza, non solo dell’altro, ma proprio della società, uno strumento di conquista culturale (per quanto non intellettuale) in una società che altrimenti proibisce alle donne qualsiasi altra possibilità.