Pensati sexy, la recensione
La presenza di Valentina Nappi forniva a Pensati sexy un'occasione fantastica che viene tritata dalla peggior ipocrisia registica
La recensione di Pensati sexy, il film di Prime video con Diana Del Bufalo e Valentina Nappi
La storia intorno a lei è quella di una ragazza che non si sente bella perché non ha un fisico magro, che sente di avere forme sbagliate o chili di troppo (Diana Del Bufalo, che ironicamente usa controfigure quando viene mostrato il fisico del personaggio o imbottisce i vestiti, perché in realtà ha un fisico in linea con i modelli di bellezza occidentali e la regia non sa nasconderlo) e dopo aver mangiato una torta alla marijuana e aver guardato un porno con Valentina Nappi inizia a vederla accanto a sé. È una proiezione della propria mente che le dice cosa fare, la aiuta e soprattutto le fa superare il blocco che ha nei confronti degli uomini, di cui è succube, ma anche di migliorare la propria condizione lavorativa. Questa della proiezione mentale che prende la forma di un personaggio iconico è una grande idea. Infatti è di Woody Allen.
Il resto del film fornisce l'impressione che una sceneggiatura traballante sia stata messa in scena nella maniera peggiore possibile. Anche scartando i doppi sensi da scuola media messi in bocca Valentina Nappi e il fatto che non è stato fatto un lavoro dedicato di direzione della sua recitazione (non sono state corrette impostazione, toni e modi che funzionano nel porno ma non nel cinema per tutti) e quindi non recita in tono, è proprio la maniera in cui sono vestiti i personaggi, sistemate le scenografie, scelti i colori (il film porno che la protagonista guarda è illuminato da qualcuno che non sa cosa siano i film porno) a distruggere tutto. Questo è un film che fornisce l'impressione che chi l'ha fatto non conosca le situazioni, i posti o le ambientazioni che riprende se non per averle viste in altri brutti film italiani.