Thor: Love And Thunder, la recensione
RIlanciando gli elementi di successo di Thor: Ragnarok ma con maggiore enfasi sulla tenerezza, Love And Thunder mostra i limiti di Waititi
La recensione di Thor: Love And Thunder, dal 6 luglio al cinema
Tuttavia, a ben ricordare, erano proprio i film di Thor, più che il personaggio, a non trovare una loro identità, in bilico tra l’epica un po’ troppo seriosa di Kenneth Branagh e l’esigenza di integrarsi in un universo cinematografico che puntava invece sempre di più sulla leggerezza, fino ad approdare al puro umorismo attuale. E adesso Thor: Love And Thunder, nel raccontare apertamente la ricerca di un’identità per Thor, ratifica, cementa e punta tutto sul demenziale, finendo la mutazione del personaggio da austero Dio in pura macchietta. Sexy macchietta, macchietta eroica, macchietta con cui empatizzare. Perché alla fine (ovviamente) troverà una nuova personalità, ma c’è da chiedersi se questa volta sia definitiva o se l’essenza e il destino di questo personaggio siano un continuo mutare.
E per quanto non ci siano dubbi sul fatto cheThor: Love And Thunder contiene tutta la piacevole scorrevolezza dei film Marvel e l’umorismo centrato ed equilibrato di Waititi, è anche evidente che non sia tra i capitoli Marvel scritti meglio. L’uso di pretesti narrativi è più esposto e pigro che mai: c’è un villain che odia gli dei e li vuole fare fuori tutti per ragioni personalissime (più diretto di così…) e ad un certo punto a giustificare l’azione ci sarà anche un bieco rapimento. Sull’altro fronte compare invece “la malattia mortale” a creare la tensione emotiva. Ad essere mosse sono insomma le armi basilari del cinema, in una cornice come ampiamente annunciato molto anni ‘80, nel senso più barocco del termine, ma (anche questa) scritta con grande semplicità e pretestuosità. Tre brani dei Guns ‘n Roses in colonna sonora e una scena iniziale con dei villain che sembrano usciti da copertine metal dell’epoca (o dalla fantasia di Jim Henson), più un costume per Thor che ricorda quello di Kurt Russell in Grosso guaio a Chinatown. Questo è più o meno quanto. Dello stile del cinema anni ‘80, delle idee, delle sottoculture o anche solo dei toni di quei film non c’è traccia. Non è insomma qualcosa di paragonabile a quel che James Gunn aveva fatto con I guardiani della galassia (in cui l’epoca era cruciale anche nella vita di Starlord) i quali compaiono all'inizio come ad agevolare l'introduzione del tono, ma semmai un’operazione ben più superficiale. Il cinema è fatto di trucchi e di espedienti per accattivare il pubblico, questo però è un trucco davvero mal mascherato.
Thor: Love And Thunder è insomma il film in cui scopriamo il limite del talento di Taika Waititi.
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