Presentato in concorso alla 77esima edizione del Festival di Venezia, Səpələnmiş Ölümlər Arasında (In Between Dying – Tra una morte e l’altra) è un film di Hilal Baydarov con Orkhan Iskandarli, Rana Asgarova, Huseyn Nasirov, Maryam Naghiyeva.

Qui sopra potete vedere la videorecensione, mentre subito sotto la sinossi trovate il podcast audio.

IN BETWEEN DYING – LA TRAMA

Davud è un giovane incompreso e irrequieto in cerca della sua “vera” famiglia, coloro che nel profondo sente porteranno amore e significato nella sua vita. Quando, nel corso di una giornata, si trova a vivere una serie inaspettata di incidenti, che risulteranno fatali per diverse persone, riemergono ricordi invisibili, vicende e preoccupazioni. Davud è catapultato in un viaggio all’insegna della scoperta, nel quale non riesce a riconoscere la sua “metà mancante”, fino a quando arriva ad accettare il fatto che vivere in pericolo è il suo destino, che la morte avrà sempre la meglio rispetto alle sue vicende personali e che liberarsene sarà la sua iniziazione per addentrarsi appieno nella vita. Dopo avere intrapreso un cammino in divenire, alla fine Davud ritorna nel luogo dove ha sempre vissuto. Qui trova l’Amore ad attenderlo, ma forse è troppo tardi.

IN BETWEEN DYING – IL COMMENTO DEL REGISTA

Al centro del mio lavoro c’è l’idea della persona che cerca di comprendere le ragioni per cui vive ed è presente, qui e ora, in questo mondo. Penso a qualcuno che non sa amare e tuttavia crede nell’amore, una persona che cerca di trovare la sua vera famiglia, certa che quest’ultima porterà un significato autentico nella sua vita. In questa storia, Davud è la persona che ci ricorda le possibilità dell’amore. Volevo visualizzare il suo percorso in qualche modo, e ne è scaturito questo film. Con la mente costantemente rivolta all’insegnamento di Bresson, “prima sentire emotivamente, poi capire”, mi sono sempre concentrato sui momenti di ispirazione. Scevra da dubbi, l’ispirazione è un momento in cui le domande possono distruggere completamente la concentrazione. Mi è di grande aiuto lavorare fattivamente con un gruppo di colleghi che comprendono questo processo e lo hanno fatto completamente proprio. Inoltre sono timido e faccio fatica a comunicare con le persone che non conosco. Infatti coloro con i quali lavoro proficuamente sono per lo più la mia famiglia e alcuni amici a me molto vicini. In un ambiente come l’Azerbaijan, possono esserci molte restrizioni e limitazioni, ma confesso che le amo. In qualche modo mi hanno obbligato, così come chiunque altro, a trovare nuove modalità per dare voce ai sentimenti. Spero che questo traspaia nei miei film.