L'annuncio dei film di Cannes 2020: che cosa abbiamo visto?
Apponendo il "bollino Cannes 2020" sui suoi film, il festival fa sì che i rivali o non li possano prendere o ammettano che sarebbero stati di Cannes
“C’è stato così tanto lavoro che non potevamo almeno non annunciarli” è, parafrasando, la ragione addotta per questo annuncio. E se quindi alcuni film, stando a Fremaux, sono disposti ad aspettare la Cannes del 2021 (beati loro che possono non rientrare dell’investimento fatto per almeno un anno), altri invece hanno aderito a ricevere il “bollino Cannes”. Venendo annunciati come parte della selezione di quest’anno questi film possono andare in altri festival (come sempre è stato, quasi tutti i film che esordiscono in prima mondiale a Cannes poi girano in decine e decine di altri festival, anche in virtù di quella grande presentazione), sempre portandosi dietro quel bollino, il marchio a fuoco di Fremaux. Questo film era di quel festival, e che si sappia.
Non c’è dubbio che a molti, moltissimi la cosa conviene, perché si fanno notare di più. Sono film piccoli di autori esordienti o anche conosciuti che tuttavia sanno che con il marchio di Cannes possono girare di più, verranno visti di più e selezionati di più in altri festival. Il numero di festival nel mondo che vanno a Cannes per pescare film per la propria selezione e di fatto campano sul riprendere ciò che è passato lì non si conta. Così quei festival possono continuare a farlo e quei film possono ricevere lo stesso il beneficio della selezione.
Ma lo stesso per i singoli altri festival, che li avrebbero potuti avere davvero in prima mondiale, è un’ingiustizia.
Ancora di più ingiustizia perché Fremaux non si è posto limiti. Di regola il limite per Cannes è quello di prendere film che sono pronti a maggio. Altrimenti non li può proiettare. Che poi è il limite a cui sottostà qualsiasi festival. In questo caso invece (lo ha specificato lo stesso Fremaux) hanno messo il bollino anche a film che non sarebbero stati pronti a maggio.
Hanno fatto letteralmente quel che volevano in uno show di potenza che fa rima con noncuranza delle regole. Cannes se lo può permettere e quindi lo fa.
Il vero obiettivo di tutta la faccenda allora sembrano gli altri festival maggiori, cioè la concorrenza diretta (cioè Venezia in primis). Una volta apposto il bollino di Cannes, quei film non sono più selezionabili per nessun festival che vuole prime mondiali, a meno di non piegarsi e presentarli con il suddetto bollino. Se non ci fosse stato questo annuncio The French Dispatch di Wes Anderson sarebbe anche potuto andare a Venezia e così Steve McQueen. Invece così non sarà. Quel che accadde con il "pacchetto Netflix" che conteneva Roma di Cuaron (previsto per Cannes, poi notoriamente rifiutato per il diniego a Netflix, finito a Venezia e vincitore di diversi Oscar) ha avuto un effetto. Fremaux continua a dire che una collaborazione con il festival italiano ci sarà ma aspettiamo di capire cosa e quale.
Di fatto questo annuncio è stato un messaggio a tutti, uno che è iniziato con la lista degli “amici del festival, i film che più hanno avuto fiducia in Cannes e che non l’hanno abbandonato, quelli cioè che per importanza potevano non aver bisogno del bollino ma hanno voluto aiutare Cannes. Loro sì! E la cosa è evidentemente un messaggio indiretto agli altri, come Nanni Moretti, che invece non l’hanno voluto. Non è chiaro cosa ne sarà di Tre Piani, se uscirà subito, se passerà a Venezia o no. Ma doveva essere a Cannes e nell’annuncio di ieri non c’era.