The Last of Us, la serie TV non deve essere uguale al videogioco | Speciale
Sulla serie di The Last of Us ci sono molteplici zone d’ombra che rendono il progetto potenzialmente problematico e rischioso, ma anche dannatamente intrigante
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Del resto, non doveva esserci un sequel, almeno stando a quanto dichiarato inizialmente da Naughty Dog, figurarsi una produzione televisiva.
Eppure il castello non è crollato nel sequel, ennesimo test superato con successo dal team di sceneggiatori della software house statunitense, prova del fuoco che ha anche constatato la solidità delle fondamenta del brand, ancora generoso di storie, avventure, piccoli e grandi drammi.
La community, del resto, si è già spaccata in merito all’unico dato certo della produzione: gli attori che interpreteranno Joel e Ellie, rispettivamente Pedro Pascal e Bella Ramsey, già colleghi in Game of Thrones. Il problema in casi simili, abbiamo visto uno scenario quasi identico con il Geralt di Rivia di Henry Cavill, è sempre lo stesso: non saper scindere il videogioco, dall’adattamento. Per dirla in altri termini, non capire che è sbagliato pretendere, e aspettarsi, una similitudine totale tra due prodotti concepiti e rivolti a medium differenti.
Le gare a chi trova l’attore più somigliante alla controparte digitale di Joel, in buona sostanza, non servono a nulla, fermo restando che più che l’aspetto estetico a fare il personaggio ci penseranno i caratteri, le scelte, le reazioni dei personaggi lungo tutto l’arco narrativo.
La stessa produzione di HBO, del resto, ha messo in chiaro tutto il talento dell’altra protagonista di The Last of Us, la giovane Bella Ramsey, classe 2003, che con i suoi lineamenti particolari e caratteristici sembra ideale per restituire la vaga apatia, ma anche l’insicurezza e la malinconia, classica di Ellie, soprattutto l’Ellie accecata dall’odio di The Last of Us Part II.
Le premesse, insomma, sembrano ottime, dal punto di vista del cast, nonostante qualche dubbio possa sorgere nei confronti dell’arco narrativo in sé e per sé. Come anticipato, la serie poggia su basi solide e al tempo stesso delicatissime. Ripercorrere fatti già noti ai fan espone la serie TV ad un doppio rischio: quella di non essere per nulla interessante agli occhi di chi già sa o, al contrario, quella di introdurre fin troppi elementi che possano persino entrare in conflitto con quanto poi giocato su PlayStation.
Inoltre viene da chiedersi perché, per la seconda volta, si sia scelto di tornare sullo stesso sentiero, invece di sperimentare ed esplorare nuovi territori di un brand potenzialmente ricchissimo di altre storie da poter raccontare. Se con The Last of Us Part II la gestione di personaggi già visti è stata quasi perfetta, cosa accadrà ora che vedremo nuovamente all’opera Joel e Ellie? Va da sé che rinunciare a due volti iconici sarebbe stato in ogni caso difficile, forse impossibile per un brand che dovrà camminare sulle proprie gambe in un territorio sconosciuto, ma visto che il pubblico di riferimento, almeno inizialmente, sarà composto principalmente da videogiocatori, perché non scommettere su nuovi personaggi e su un setting inedito?
Tante domane, tutte di vitale importanza, che non hanno nulla a che vedere con il cast. Perché la serie TV di The Last of Us non sarà e non dovrà essere come il videogioco. Altrimenti si correrà il rischio di avere solo una copia carbone che, per un motivo o l’altro, non accontenterà nessuno, né i videogiocatori, che punteranno il dito sulla mancanza di novità, né gli amanti di produzioni seriali, che lamenteranno le pecche e le lacune di una trama nata per essere raccontata in altri contesti.

