EXCL - Cannes 72 - Favino e il cinema d'autore: "Mi chiedevo se non fosse qualcosa che facevo a impedirmelo"
Come mai uno dei migliori attori italiani, dei più completi, audaci e amati come è Pierfrancesco Favino non era mai stato protagonista in concorso in un festival di primo piano?
Era già stato a Venezia con Senza Nessuna Pietà, un film piccolo da lui anche prodotto presentato in Orizzonti, ma mai in concorso da protagonista. Quello che è da diversi anni il più importante attore italiano, il più noto, rispettato, apprezzato e anche commercialmente valido, non ha mai avuto un vero rapporto con il cinema d’autore. I nostri nomi più stimati all’estero (da Guadagnino a Garrone, da Sorrentino a Moretti fino ai Taviani) non l’hanno mai chiamato per un ruolo protagonista. Almeno fino ad ora.
“Non lo so neanche io”
Capisco che potresti rispondermi che sarebbe il caso di chiederlo a quei maestri piuttosto che a te ma ti sarebbe piaciuto? L’hai cercato?
Quando ti chiedevi se non fosse qualcosa che facevi tu a tenerti lontano cosa ti rispondevi?
“So di essere il peggior critico di me stesso ma penso anche che ogni attore abbia il suo tempo di maturazione e che tutto questo porta a qualcosa. Cosa sia nello specifico però non te lo so dire. Forse, non so, questa mia idea di fare questo mestiere in questo modo può essere stata giudicata non adeguata”.
“Non lo so, sono uno che ama molto collaborare al film, non per fare una bella figura, mai vorrei fagocitarlo (e l’ho detto anche Marco Bellocchio da subito perchè è un rischio in un ruolo così importante).
Non ho nessun sasso da togliermi sia chiaro, questa è la mia strada ed è il momento in cui evidentemente dovevo incontrare queste persone. Ci può stare che riesca in certi ruoli meglio che in altri. Non ti so rispondere per bene ma sono in un momento felice da questo punto di vista e privilegiato, perché sto lavorando con chi voglio lavorare, che è l’unico mio pensiero. Non vuol dire che non rilavorerò o non farò film diversi e più popolari, piuttosto che farò generi diversi, che poi è la cosa che mi sta più a cuore”.
Dici che forse anni fa non saresti stato pronto?
Sei stato contento che tutto questo sia avvenuto proprio con Bellocchio?
“Incontrare persone come Marco è bellissimo, ti apre la testa, non è un regista ma un artista, con lui ho imparato a stare sul set eticamente, ho imparato la libertà creativa che c’è, è stato un passo in avanti rispetto alla mia concezione del mestiere”.