Cannes 71 - Lazzaro Felice, la recensione
Dalla campagna anni '90 che paiono l'800 alla città di oggi Lazzaro Felice fa la favola con una morale dura ma ha troppi problemi per far risaltare davvero i suoi pregi
Coerente solo quando si tratta di mantenere un tono magico e un ecologismo naturalista antiurbano da Nord Italia, che somiglia più a Celentano che a Olmi, Lazzaro Felice non si nega momenti imbarazzanti (la musica, intesa proprio come il suono, che scappa da una Chiesa, con sconcerto delle suore, per stare con i protagonisti) o altri più scontati (Lazzaro, dal quoziente intellettivo basso ma dal gran cuore, si rivela anche idiot savant) per perseguire l’epopea della marginalità, della povertà e di una miseria che non ha mai fine, ingiusta quando i protagonisti sono contadini ma peggiore quando sono sradicati da quella realtà retrodatata che credevano vera.
Nonostante la miriade di problemi a questo film scombinato e un po’ bambinesco è difficile però volere molto male, anche quando è evidente che la parte migliore della trama è completamente saltata (ci sarebbe tutto un possibile film che si svolge nel momento in cui la marchesa inizia a mentire ai mezzadri, li isola, li spaventa e crea una specie di regno a parte, lontano dalla modernità in cui lei stessa è prigioniera). Alice Rohrwacher infatti condivide con Sofia Coppola una dote che solo loro due nel cinema di oggi hanno: la naturale e spontanea capacità di eccitarsi per qualsiasi donna inquadrino.
Anche quando i protagonisti delle storie sono uomini questa regista dalla sensibilità acutissima non riesce a non rimanere incuriosita da quel che fanno le bambine, affascinata dagli umori delle adolescenti, appassionata alla forza delle adulte e teneramente rispettosa delle anziane. Non si può dire che Lazzaro Felice sia un film di donne o sulle donne, è un film umanista semmai, eppure anche nelle inquadrature più affollate l’impressione è che i personaggi femminili siano gli unici capaci di catturare l’attenzione, anche solo quando cercano di rimanere impalati, quando corrono alla finestra o ridacchiano di nascosto. Tutto ciò qui non basta a reggere un film intero pieno di problemi, ma bisogna essere ciechi per non accorgersi di che meraviglioso dettaglio sia e pazzi a trascurarlo.