Il principale ostacolo al lancio di nuove piattaforme streaming come AppleTv+, Disney+ e HBO Now, è la direttiva che introdurrà la Comunità europea e che prevede che piattaforme di streaming simili siano obbligate ad avere nella loro offerta almeno il 30% di contenuti prodotti in Europa entro la fine del 2020.

È Variety a riportare che, benché non sia ancora chiaro se questo 30% sia il 30% di titoli o il 30% di ore (fa tutta la differenza del mondo quando i tuoi contenuti sono sia film che serie), questo sia il problema principale per i potenziali concorrenti di Netflix e Amazon Prime Video.

Disney ha cominciato a riprendersi molte delle sue proprietà in precedenza distribuite tramite altri canali negli Stati Uniti. Ad esempio Netflix non ha più i film Marvel, Pixar e Lucasfilms. Lo stesso avverrà anche in Europa, ma sarà condizionato dagli accordi che la compagnia ha con i distributori nei vari paesi (in Italia, principalmente Sky, e il processo è già in corso), il che significa che anche quella parte di catalogo Disney che effettivamente è a produzione europea potrebbe inizialmente non essere su Disney+. Per Apple invece il discorso è diverso, non essendoci un catalogo di opere intellettuali di proprietà.

Ad ora, sempre secondo le fonti di Variety (che poi sono studi di consulenza esperti in materia), Disney+ potrebbe partire in Europa con 982 titoli di cui solo il 4,7% europei, decisamente poco, non a caso su LinkedIn la compagnia avrebbe postato un’offerta di lavoro per un responsabile ai programmi del settore Europa e Africa.

Tutto il contrario di Netflix e Amazon, soggetti alle medesime regole ma con molta più esperienza di mercato europeo e da tempo al lavoro sulla quota: i due sarebbero infatti tranquillamente in grado di raggiungere la quota nel tempo previsto.

Invece Disney, per arrivarci, dovrebbe investire massicciamente in acquisizioni e originali, cioè produrre qualcosa di nuovo e comprare cataloghi. Senza contare che è tutto da vedere (e da calcolare) se un eventuale lancio europeo fatto in fretta convenga, cioè se gli introiti che arrivano dal dare in licenza ad altre piattaforme i propri contenuti equivalgano o siano inferiori a quelli provenienti dai possibili abbonati al suo di servizio.

AppleTv+ invece dovrebbe partire con 38 titoli di cui 6,2% europei. Per questa piattaforma avere un parco titoli più basso è paradossalmente un vantaggio. Per raggiungere il 30% infatti o si aumentano le produzioni locali in catalogo o si diminuiscono quelle internazionali. Nel caso specifico acquistando 11 produzioni europee Apple sarebbe a posto e non avrebbe nemmeno particolari calcoli da fare, perché al momento non ha introiti da proprie produzioni concesse in distribuzione ad altri player.
Dunque il paradosso è che in Europa un player più piccolo (in questa arena) come Apple potrebbe anche avere la strada più spianata di uno gigante come Disney.

Di sicuro la regolamentazione europea va a tutto vantaggio dei paesi e delle industrie europee che non solo sventano il pericolo di diventare marginali in un mondo delle piattaforme tutto americano, ma vedono nuovi capitali arrivare per produzioni originali.