Non ci sono mezzi termini da utilizzare di fronte a Monte Gelato, una delle operazioni di filologia del cinema più interessanti, innovative e profonde a cui abbiamo avuto il privilegio di assistere. L’autore è Davide Rapp, che ha raccolto circa 180 film che contengono almeno una scena girata alle cascate di Monte Gelato, location scoperta per primo da Roberto Rossellini per Francesco, giullare di Dio nel 1950 e da quel momento diventata una risorsa del cinema italiano con crescente frequenza lungo gli anni 60 e 70 e poi sempre di meno negli 80 e 90, quando anche la pubblicità ha cominciato a servirsene.
Monte Gelato monta insieme clip di tutti questi film per ricostruire la morfologia del luogo, cioè per creare una visione finale a 360 gradi di tutta quella zona assemblando scene diverse di film diversi.

Più semplice a vedersi, già nel trailer qua sotto, che a spiegarsi, questa idea che necessariamente sfrutta le caratteristiche di esplorazione spaziale della realtà virtuale, è stata presentata nel concorso VR Expanded della Mostra del cinema di Venezia e fino al 19 Settembre sarà visibile nelle location satellite (quelle italiane sono il MEET Digital Culture Center | Fondazione Cariplo di Milano, la Fondazione Giacomo Brodolini – Laboratorio Aperto di Modena di Modena, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e l’M9 – Museo del ‘900 di Venezia Mestre) e poi con buona probabilità troverà un distributore per finire su una delle piattaforme di streaming di Oculus.

Ma la componente di realtà virtuale, cioè l’esplorazione e la ricostruzione della morfologia di un luogo tramite le immagini dei film che vi sono stati girati, è solo una parte della fruizione. Perché lungo i 28 minuti di durata diventa chiaro che il viaggio è anche attraverso la stupefacente varietà produttiva del cinema italiano. A Monte Gelato sono stati girati western, film di fantascienza, di cappa e spada medievale, fantasy, erotici, drammatici, di Franco e Ciccio, Superfantozzi ma anche Sbirulino. Ci sono passati Walter Chiari, Nino Manfredi, Mariangela Melato e Ugo Tognazzi, solo per fare i primi esempi, ma anche una marea di forzuti del cinema (con in testa Steve Reeves), Giuliano Gemma, Nino D’Angelo e poi tantissimi attori stranieri che venivano a girare in Italia.

Location stranamente esotica e buona per cinema di luoghi fantastici è fiorita negli anni in cui il nostro cinema era un’industria che produceva a getto continuo cinema di genere con una sapienza incredibile nel saper usare una medesima location per diverse finalità. Sì vedono costruzioni di diverse epoche, ponticelli messi e levati, matte painting incredibili e poi piccole modifiche che trasformano un luogo da bivacco del west in Eden di fantascienza o teatro bucolico per uno spot della maionese.
Non è difficile commuoversi se si hanno a cuore le cose di cinema. In Monte Gelato c’è la storia del doppiaggio, della recitazione, della fotografia e della scenografia della seconda metà del ‘900 italiano. Soprattutto in Monte Gelato c’è la ricostruzione filologica di un sommerso cinematografico che intuiamo dalle diverse risoluzioni, diverse qualità dei reperti (alcuni con il logo del canale televisivo che li ha trasmessi).

Quello di Davide Rapp è uno studio che si trasforma in opera e che inondando il fruitore di informazioni solleva dentro di lui domande, considerazioni, nostalgie, richiami e desideri.